La pronuncia è spesso l’aspetto più trascurato nello studio dell’italiano — eppure è la prima cosa che un madrelingua nota. Esistono errori legati a caratteristiche dell’italiano che non esistono in molte altre lingue: quasi tutti gli studenti li commettono, ma una volta riconosciuti è possibile correggerli.
Non Commettere Questi Errori di Pronuncia in Italiano
Errore 1: L’Accento Sbagliato nella Terza Persona Plurale
In italiano, l’accento tonico — cioè la sillaba su cui cade il “peso” della parola — cade di norma sulla penultima sillaba. Esiste però una grande eccezione: le terze persone plurali dei verbi, cioè le forme con “loro”.
Molti studenti, seguendo la regola della penultima sillaba, pronunciano:
- «loro scrivono» con accento su -vo- → scri-VO-no
- «loro leggono» con accento su -go- → leg-GO-no
La pronuncia corretta è invece:
- «loro SCRIvono» → accento sulla terzultima sillaba
- «loro LEGgono» → accento sulla terzultima sillaba
La regola: nelle terze persone plurali, l’accento non cade mai sulla penultima sillaba, ma sempre sulla terzultima — o anche prima.
Il Trucco: Pensa alla Prima Persona Singolare
L’accento nella terza persona plurale cade esattamente nella stessa posizione della prima persona singolare (io):
- «io SCRIvo» → «loro SCRIvono»
- «io LEGgo» → «loro LEGgono»
- «io DORmo» → «loro DORmono»
- «io PARlo» → «loro PARlano»
Esistono anche verbi in cui l’accento alla prima persona singolare cade sulla terzultima sillaba o ancora prima. In questi casi il plurale segue la stessa posizione:
- «io Àbito» → «loro Àbitano» — non «a-bi-TA-no»
- «io co-MÙ-ni-co» → «loro co-MÙ-ni-ca-no» — non «co-mu-ni-CA-no»
- «io DÌ-men-ti-co» → «loro DÌ-men-ti-ca-no» — non «di-men-ti-CA-no»
Poiché in italiano non si scrive l’accento grafico su queste parole, non esiste una regola visiva di supporto. L’unico modo per interiorizzare questi accenti è ascoltare tanto italiano e abituare l’orecchio nel tempo.
Errore 2: La Lettera Z — Due Suoni in una Sola Lettera
La lettera Z è la più imprevedibile dell’alfabeto italiano: può avere due suoni completamente diversi.
- Z “dura”: è la combinazione TS pronunciata in modo fuso, rapidamente — come se T e S diventassero un suono unico. Le corde vocali non vibrano.
- Z “morbida”: è la combinazione DZ pronunciata in modo fuso. Qui le corde vocali vibrano.
Per distinguerle, si può appoggiare la mano alla gola: con la Z “morbida” si sente una vibrazione, con la Z “dura” no. È la stessa differenza che esiste tra F (nessuna vibrazione) e V (vibrazione).
Esempi con la Z “Dura” (TS fusi)
- «pizza» → pi-TZa
- «stazione» → sta-TZIO-ne
- «grazie» → GRA-tzie
- «silenzio» → si-LEN-tzio
- «pazienza» → pa-TZIEN-tza
Esempi con la Z “Morbida” (DZ fusi)
- «zaino» → DZai-no
- «zero» → DZe-ro
- «mezzo» → MED-dzo
- «realizzare» → rea-li-DZZA-re
- «zona» → DZO-na
Regole Utili per Orientarsi
- Quando la Z è all’inizio di parola, nella maggior parte dei casi è Z “morbida”: «zero, zona, zaino, zucchero, zio».
- Il suffisso -zione vuole sempre la Z “dura”: «situazione, conversazione, attenzione, nazione».
- La sequenza Z + I + vocale vuole la Z “dura”: «grazie, pulizia, agenzia, silenzio, anziano».
- Il suffisso -izzare e tutte le sue forme coniugate vogliono la Z “morbida”: «realizzare → io realizzo, lui realizza, loro realizzano» — Z “morbida” in tutte le forme.
Eccezione importante: la parola «azienda» sembra seguire la regola della sequenza Z+I+vocale — e quindi dovrebbe avere la Z “dura”. Invece no: azienda ha la Z “morbida” → a-DZIEN-da. È un’eccezione da memorizzare a parte.
Curiosità: moltissimi stranieri pronunciano «pizza» con la Z “morbida”, come «pi-DDZA». La pronuncia corretta è invece «pi-TTZA», con la Z “dura”. Anche la parola più famosa d’Italia viene pronunciata male nel mondo intero.
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Entra nell’Accademia di LearnAmoErrore 3: Le Lettere che Si Scrivono ma Non Si Pronunciano
Uno degli aspetti più insidiosi dell’italiano è la presenza di lettere che si scrivono ma sono completamente mute. Molti studenti le pronunciano perché le vedono scritte — ma si tratta di un errore.
I Gruppi CIA/CIO/CIU e GIA/GIO/GIU
Nei gruppi CIA, CIO, CIU e GIA, GIO, GIU, la I non si pronuncia. La sua unica funzione è segnalare che la C o la G si pronunciano con suono morbido — come la CH di «cheese» o la J di «jump» in inglese. La I è solo un segnale visivo.
- «ciao» → si pronuncia CHAO — la I non si sente
- «cioccolato» → CIOC-co-la-to, con suono morbido CH — I muta
- «giacca» → JAC-ca — I muta
- «gioco» → JO-co — I muta
- «Giovanni» → Jo-VAN-ni — I muta
Il Gruppo SCIA/SCIO/SCIU
Stesso discorso per SCIA, SCIO, SCIU: la I è muta e serve solo a far pronunciare SC con il suono SH — come «she» o «shower» in inglese.
- «sciarpa» → SHAR-pa — la I non si pronuncia
- «sciocco» → SHOC-co — I muta
- «asciugare» → a-SHU-ga-re — I muta
Le I “Storiche” — il Caso Più Insidioso
In alcune parole la I si scrive per ragioni storiche: nella parola latina originale si pronunciava, ma in italiano moderno è completamente muta. Non esiste una regola visiva di supporto — bisogna semplicemente saperlo.
- «scienza» → si pronuncia SHÈN-tza, non SHIÈN-tza — la I non si sente
- «coscienza» → co-SHÈN-tza — I muta
- «società» → so-che-TÀ — I muta
- «igiene» → i-JÈ-ne — I muta
- «specie» → SPÈ-che — I muta
Curiosità: la parola «conoscenza» non ha nessuna I, eppure si pronuncia esattamente come la parte finale di «coscienza». Questo dimostra che quella I in «coscienza» è inutile dal punto di vista della pronuncia — esiste solo per ragioni storiche.
Un Caso Speciale: i Plurali in -CIE e -GIE
Il plurale di «camicia» è «camicie» — con la I. Quello di «valigia» è «valigie» — ancora con la I. Questa I si pronuncia? No, è muta anche qui. Ma allora perché si scrive? Per una regola ortografica precisa: si scrive la I se la sillaba precedente finisce per vocale.
- «va-LI-gia» → la sillaba -li- finisce per vocale → plurale: «va-LI-gie» (I scritta, ma muta)
- «ca-MI-cia» → la sillaba -mi- finisce per vocale → plurale: «ca-MI-cie» (I scritta, ma muta)
- «a-RAN-cia» → la sillaba -ran- finisce per consonante → plurale: «a-RAN-ce» (senza I)
- «TOR-cia» → la sillaba -tor- finisce per consonante → plurale: «TOR-ce» (senza I)
Questa regola riguarda solo la scrittura, non la pronuncia — ma è utile anche per evitare errori ortografici.
Errore 4: I Gruppi GL e GN — Suoni che Non Esistono in Molte Lingue
Il Gruppo “GLI”
Il gruppo GLI non si pronuncia come G + L + I separatamente: è un unico suono prodotto con la lingua premuta contro il palato. A seconda della propria lingua madre, si può avvicinare a questo suono in modi diversi:
- Spagnolo castigliano: simile alla LL di «llegar» o «llamar»
- Portoghese: simile alla LH di «filho»
- Inglese: il suono centrale di «million» — quel «ly» nel mezzo è molto vicino al GLI italiano
Esempi pratici:
- «figlio» → fi-LYO (lingua sul palato)
- «famiglia» → fa-MI-lya
- «aglio» → A-lyo
- «voglio» → VO-lyo
- «meglio» → ME-lyo
Errore comune: molti pronunciano «figlio» separando le lettere — «fig-lio», con G e L distinte. Il suono deve essere invece unico e fluido.
Il Gruppo “GN”
Anche GN è un suono unico. Per avvicinarsi a questo suono a partire da diverse lingue:
- Spagnolo: identico alla Ñ di «mañana»
- Francese: come la GN di «champagne»
- Inglese: il suono «ny» nel mezzo di «canyon»
Esempi pratici:
- «gnocchi» → NYOc-chi
- «bagno» → BA-nyo
- «signore» → si-NYO-re
- «cognome» → co-NYO-me
- «montagna» → mon-TA-nya
GN è sempre un suono solo — mai G + N separati.
Errore 5: Le Consonanti Doppie
In molte lingue, come l’inglese, le lettere doppie si scrivono ma non cambiano il suono. In italiano invece la doppia allunga fisicamente il suono della consonante — e questo non è solo una questione fonetica: la doppia può cambiare completamente il significato della parola.
| Singola | Significato | Doppia | Significato |
|---|---|---|---|
| nono | numero ordinale 9° | nonno | padre del proprio padre |
| pena | tristezza, dolore | penna | strumento per scrivere |
| sete | voglia di bere | sette | il numero 7 |
| caro | amato, o costoso | carro | veicolo trainato da animali |
| capello | un singolo pelo della testa | cappello | copricapo |
La doppia si pronuncia semplicemente allungando il suono della consonante — come se ci fosse una piccola pressione su quella consonante prima di continuare:
- «pena» → N normale | «penna» → N allungata: pen…na
- «sete» → T normale | «sette» → T allungata: set…te
- «caro» → R normale | «carro» → R allungata: car…ro
Nota: quando gli italiani parlano velocemente, le doppie si sentono meno. Questo può rendere difficile riconoscerle all’ascolto. Nel parlare, però, è sempre meglio pronunciarle con chiarezza: un madrelingua preferirà sentirle leggermente esagerate piuttosto che non sentirle affatto.
Domande Frequenti
Come Faccio a Sapere Dove Cade l’Accento nella Terza Persona Plurale?
Il modo più efficace è pensare alla prima persona singolare (io): l’accento cade nella stessa posizione. Per esempio, se si sa che si dice «io PARlo», si può dedurre che la forma corretta è «loro PARlano» e non «loro parLAno». Per i verbi meno comuni, l’unica strategia affidabile è ascoltare tanto italiano parlato.
Esiste una Regola per Distinguere la Z “Dura” dalla Z “Morbida”?
Sì, esistono alcune indicazioni utili: la Z all’inizio di parola è quasi sempre “morbida”; il suffisso -zione vuole sempre la Z “dura”; la sequenza Z+I+vocale vuole la Z “dura”; il suffisso -izzare e tutte le sue forme vogliono la Z “morbida”. Fanno eccezione alcune parole come «azienda», che va memorizzata a parte.
Perché Alcune I Si Scrivono ma Non Si Pronunciano?
Per due motivi diversi. In alcuni casi — come in «ciao» o «gioco» — la I serve come segnale visivo per indicare che la C o la G si pronunciano con suono morbido. In altri casi — come in «scienza» o «società» — la I si conserva per ragioni storiche, perché era presente nella parola latina originale, ma in italiano moderno è completamente muta.
Le Consonanti Doppie Cambiano Sempre il Significato della Parola?
Non sempre, ma molto spesso sì — come dimostrano le coppie «pena/penna», «sete/sette» o «capello/cappello». Per questa ragione è importante pronunciarle con chiarezza, soprattutto nella comunicazione scritta e in contesti formali, dove un errore potrebbe generare fraintendimenti.
Come Si Impara a Pronunciare Correttamente GLI e GN?
La strategia più efficace è partire da un suono simile già presente nella propria lingua madre — come la LL spagnola per il GLI, o la Ñ spagnola per il GN — e poi affinarlo ascoltando e ripetendo parole italiane ad alta voce. Ripetere lentamente parole come «figlio, famiglia, aglio» o «gnocchi, bagno, montagna» aiuta a interiorizzare questi suoni in modo progressivo.
Comprendere questi errori ti avvicina a una padronanza più solida dell’italiano — approfondisci con l’articolo dedicato all’accento e alla pronuncia italiana.
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Ciao, Graziana! Come al solito, un altro ottimo video! Leggo sempre l’articolo intero prima di guardare il video, però. È molto più facile per me capire tutto.
Ma nei dieci esercizi qui sopra, c’è qualcosa che non sembra giusto…nel primo mi sembra che tutte le quattro scelte sono giuste (o siano giuste?) E dopo, nel numero sette, io credo che ci sono due risposte corrette. Ha notato questo anche qualcun altro? O forse mi sbaglio? Non lo so…scusami, ma sono curioso 😄 🤔
Grazie ancora per tutto il tuo ottimo lavoro, Graziana! Non vedo l’ora di vedere ciò che viene prossimo! Ciao!
Complimenti, sempre molto utile e istrutivo, e un piacere guardarlo.
Sì, a volte è difficile sentire la differenza nella pronuncia di parole sconosciute. Perció le cerco prima di tutto sul dizionario evitando impararle scorrettamente dall’inizio. Direi, sebbene strano, leggere per ascoltare meglio 🙂 Sui dizionari con guida di pronuncia semplice (non IPA), come quello del Mac, si trova in un attimo, la sillaba tonica, si è aperta (èoò) o chiusa (éó), e la Z dura (z) o morbida (ẓ col puntino sottoscritto), e la S sorda (s) e sonora (ṣ – tante volte ne ho ṣbagliato la pronuncia).
Ciao Graziana,
Grazie tantissimi per tutte le tue video.
In questa, c’è qualcosa che per me rimane oscuro: la regola dell’accento per la terza persona plurale è valida per tutti i tempi o soltanto per il presente?
I esempi sono dati al presente, quindi il mio dubbio…
Grazie della tua risposta !
Christian
Tutto intetessante, spiegazione comprensibile e perfetta, chiara tutta l’esecuzione.
Ottimo il lavoro e complimenti chi l’ha progettato
Cordialità
Un’altra regole utile è per io, tu, lui/lei e loro l’accento cade sulla radice e per noi e voi l’accento cade sulla desinenza. È valida in generale per il presente, l’imperfetto ed il congiuntivo presente.