FRASI DA FILM ITALIANI CHE GLI ITALIANI AMANO USARE

In questa lezione imparerete delle espressioni provenienti direttamente da film italiani che potete usare nelle conversazioni della vostra vita di tutti i giorni (e che stupiranno gli italiani!).

Pronti?

CITAZIONI di film che usiamo QUOTIDIANAMENTE

Ricordati che devi morire (“Non ci resta che piangere”, 1984)

La citazione Ricordati che devi morire viene dal film italiano “Non ci resta che piangere” del 1984, diretto da Massimo Troisi e Roberto Benigni.

I protagonisti viaggiano indietro nel tempo e si ritrovano nel 1492 in un borgo toscano. La frase viene pronunciata da un frate diverse volte consecutivamente.

Riflette il tema della morte presente nel film in un modo leggero e umoristico, tipico dello stile comico dei registi Troisi e Benigni.

La citazione è la traduzione della famosa frase latina Memento mori (promemoria della morte e della brevità della vita), che invita le persone a vivere una vita piena, con questa consapevolezza.

Dopo l’uscita del film, la citazione in italiano è diventata molto popolare ed è stata utilizzata anche da diversi comici italiani nel corso degli anni, sempre con un’accezione umoristica. Di conseguenza, anche gli italiani la usano frequentemente, sia per invitare l’interlocutore a godersi il momento e la vita, tenendo presente che dura poco, sia in senso ironico. 

E io pago! (“47 morto che parla”, 1950)

La citazione appartiene a Totò (nel personaggio di un barone avaro) ed è una delle sue battute più famose.

Nel film Totò, ogni volta che qualcuno sta sprecando delle risorse da lui offerte, ci tiene a specificare che lui è sempre quello che ci rimette e che tira fuori i soldi.

Questa espressione viene ancora usata quotidianamente, soprattutto da chi deve pagare per gli altri.

Per esempio, la dicono i genitori ai propri figli, la dice il collega o l’amico che finisce per offrire sempre a tutti e così via.

Buongiorno, principessa! (“La vita è bella”, 1997)

La citazione Buongiorno principessa! è tratta dal film italiano “La vita è bella”, diretto da Roberto Benigni e uscito nel 1997.

Nel film, il personaggio interpretato da Roberto Benigni, Guido, usa questa frase come saluto per esprimere il suo amore nei confronti di Dora e il desiderio di farle vedere la bellezza e la gioia anche in mezzo all’oscurità e alla tragedia dell’Olocausto.

“La vita è bella” è ambientato durante l’Olocausto e Guido cerca di proteggere suo figlio e sua moglie dalla realtà brutale del campo di concentramento in cui si trovano, trasformando la loro situazione in un gioco di immaginazione, per regalargli momenti di felicità in un contesto così drammatico.

Oggigiorno, usiamo questa citazione sia con la stessa sfumatura affettuosa originale, sia in senso più ironico, ad esempio se qualcuno si sveglia tardi o con una faccia completamente sconvolta.

Non posso né scendere né salire (“Tre uomini e una gamba”, 1997)

Questa citazione viene dal film “Tre uomini e una gamba”, una famosa commedia italiana del 1997 diretta da Aldo, Giovanni e Giacomo, che sono anche i protagonisti del film.

Tre amici si trovano coinvolti in una serie di ostacoli e situazioni comiche mentre cercano di consegnare una gamba di legno (costosa scultura di un famoso artista).

Aldo pronuncia questa frase perché, sceso dalla macchina per cercare Giacomo, si avventura tra le rocce in infradito e si ritrova bloccato. 

Oggigiorno questa espressione viene utilizzata per indicare una situazione problematica in cui qualsiasi soluzione potrebbe portare a un risultato negativo.

Il mio falegname con 30 mila lire lo faceva meglio (“Tre uomini e una gamba”, 1997)

Usata per criticare la qualità di un lavoro o di un prodotto che però è costato molto.

Suggerisce che sarebbe stato possibile ottenere un risultato migliore a un prezzo inferiore, magari dal proprio “uomo di fiducia”.

Anche questa viene dal film “Tre uomini e una gamba”.

Giovanni la usa in riferimento alla scultura (che secondo lui non vale quanto costa).

La si usa ancora, anche se suona un po’ anacronistica, visto che si menzionano le lire.

Supercazzola (“Amici miei”, 1975)

Supercazzola” è una parola inventata dall’attore Ugo Tognazzi durante le riprese del film.

Si tratta di una frase senza alcun senso logico, formata da una serie di parole messe insieme a caso, spesso usata per imbrogliare e creare confusione nella persona a cui la si racconta.

La dolce vita (“La dolce vita, 1960”)

Questa citazione viene dal film che si chiama nello stesso modo.

È pronunciata da Marcello Mastroianni (protagonista del film).

“Dolce Vita” si riferisce allo stile di vita mondano, spensierato e frivolo in Italia (soprattutto a Roma) tra la fine degli anni Cinquanta e gli inizi degli anni Sessanta.

Oggigiorno indica in generale uno stile di vita frivolo, superficiale, vuoto, dedito ai piaceri mondani.

Cose dell’altro mondo (“Cose dell’altro mondo, 2011”)

Viene dal film con lo stesso nome, di Francesco Patierno, 2011.

Viene utilizzata per riferirsi a situazioni o eventi straordinari, al di fuori del comune, che ci lasciano meravigliati e stupiti.

Oppure, con una sfumatura negativa, per sottolineare diffidenza nei confronti di qualcosa che ci sembra assurdo, poco credibile, finto.

Ad esempio, se qualcuno dice di aver fatto qualcosa di straordinariamente incredibile, ma non gli crediamo, possiamo dirgli “Smettila di raccontare cose dell’altro mondo, non ci crede più nessuno!”.

Oppure, se vedo uno spettacolo acrobatico sensazionale, posso dire “Wow, cose dell’altro mondo!”.

Ridere è il miglior rimedio (“Il professor Cenerentolo”, 2015)

Significa che quando si ride, ci si sente meglio, più felici e meno stressati.

Viene dal film “Il professor Cenerentolo” (2015), di Leonardo Pieraccioni.

Speriamo che questo articolo vi sia piaciuto e che sia stato utile per imparare qualcosa di nuovo in maniera divertente!

Se invece volete scoprire Come usare film e serie tv per imparare l’italiano, non dimenticate di dare un’occhiata alla lezione dedicata proprio a quell’argomento.

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