12 Espressioni e Parole inventate da DANTE che usiamo ancora OGGI

Come molti sanno, Dante Alighieri è stato un grande letterato e poeta italiano, famoso soprattutto per il suo capolavoro, la Divina Commedia. Ciò che molti non sanno, però, è che è proprio grazie a lui che parole o espressioni prima d’allora sconosciute o poco diffuse sono entrate a far parte della nostra lingua. È per ciò che lo si considera “il padre” del nostro italiano moderno!

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Dante Alighieri, il Padre della lingua italiana

1. “Molesto”

Questo aggettivo che viene dal latino significa “irritante”, “fastidioso”; era un termine già diffuso ai tempi di Dante, ma è sicuramente grazie a lui che ha acquisito popolarità e la sua diffusione è aumentata. Infatti, l’aggettivo “molesto” è presente sia in canti dell’Inferno che del Paradiso. In particolare, quando un suo antenato annuncia a Dante il futuro che lo aspetta, niente di piacevole insomma.

 

2. “Fertile”

Questo latinismo ha raggiunto il linguaggio comune proprio grazie alla Divina Commedia, in particolare al Paradiso, in cui Dante descrive il luogo di nascita di San Francesco come una “fertile costa”. L’aggettivo “fertile” deriva dal verbo ferre, che significa “portare, produrre”, da qui il significato odierno di “fecondo, produttivo”.

 

3. “Quisquilia”

Anche questo termine viene dal latino (che novità!), dove significava “pagliuzza”; quindi nel corso del tempo è andato a indicare metaforicamente “bazzecola, inezia, piccolezza”, ossia questioni di poca importanza. “Quisquilia” si utilizzava già a partire dal 1321, ma grazie a Dante ha acquisito il significato che conosciamo oggi nel passo in cui descrive come Beatrice riesce a eliminare ogni “quisquilia” dagli occhi del poeta, ogni impurità, per salvarlo.

 

4. “Lasciate ogne speranza, voi ch’intrate”

Questa espressione è divenuta ormai un proverbio. È l’incisione che si trova sulla porta dell’Inferno, il luogo di pena eterna, e oggi è usata come avvertimento ironico o con tono amaro a chi sta per entrare in un luogo o in una situazione che potrebbero rivelarsi pericolosi.

 

5. “Galeotto fu…”

Questa espressione è tratta dal canto di Paolo e Francesca e nella versione originale termina con “’l libro e chi lo scrisse”; oggi, invece, si completa con qualsiasi cosa. Paolo e Francesca sono cognati e si innamorano l’uno dell’altra leggendo un libro sulle avventure di Lancillotto e dei cavalieri della Tavola Rotonda. Galeotto, lì, era una persona, che tradì Re Artù spingendo la regina Ginevra tra le braccia di Lancillotto. Nello stesso modo, il libro spinge metaforicamente Francesca tra le braccia di Paolo facendo nascere la scintilla dell’amore, per la quale saranno uccisi dal marito di Francesca, fratello di Paolo. Oggi, questa espressione è usata per indicare un oggetto, una persona o un avvenimento considerati “scintilla” per la nascita di una relazione amorosa… e non solo. Per esempio, io ho iniziato ad appassionarmi alla lingua inglese grazie alla serie tv Gossip Girl. Perciò, se qualcuno mi chiede “Come mai hai deciso di studiare l’inglese?”, potrei rispondere “Eh… Galeotto fu Gossip Girl”.

 

6. “Fatti non foste a viver come bruti…”

Queste sono le parole che Ulisse rivolge a i suoi compagni nel canto XXVI dell’Inferno, chiedendo loro di pensare alla loro origine: in quanto esseri umani, non sono stati creati per vivere come animali, ma per perseguire obiettivi più nobili, come la virtù e la conoscenza. Usa questa frase per convincerli a superare i limiti del mondo allora conosciuto e andare oltre, per scoprire cose nuove. Oggi, l’espressione è utilizzata con lo stesso significato: è un invito a non comportarsi come bestie, ma seguire la virtù e la scienza come grandi ideali.

 

7. “Stai fresco”

Questa espressione, usatissima nell’italiano parlato, deriva dalla struttura stessa dell’Inferno dantesco. Nel nono cerchio, cioè quello più basso, il peggiore, dove ci sono i traditori, quindi peccato peggiore per Dante, «i peccatori stanno freschi», in quanto sono condannati a essere immersi del tutto o quasi (a seconda della gravità del peccato) nel ghiaccio perenne. Questa immagine è rimasta nell’italiano quotidiano a indicare qualcosa che andrà a finire male. Per esempio, c’è una mia amica, Stefania, che vorrebbe cucinare i dolci, ma proprio non lo sa fare, le vengono sempre malissimo. Perciò, quando organizziamo delle cene tra amici e lei dice “Porto io il dolce”, tutti quanti rispondiamo “Ah perfetto, stiamo freschi allora!”.

 

8. “Mesto”

Questo aggettivo deriva dal latino maestus, che significa “essere triste, addolorato” ed è introdotto per la prima volta da Dante nell’Inferno, dove indica i peccatori, che sono, ovviamente, “mesti”.

 

9. “Non mi tange”

Questa espressione significa “non mi preoccupa, non mi sfiora nemmeno, non mi interessa”, ed è pronunciata da Beatrice, discesa nell’Inferno, la quale non è per nulla turbata dall’ambiente e dalla miseria dei dannati, perché è una creatura divina. Ancora oggi, usiamo molto questa espressione per indicare che qualcosa ci interessa poco. Per esempio, se tutti sono preoccupati di sapere chi sarà il vincitore della Champions League al momento della finale, io potrei dire che “La cosa non mi tange”, perché non mi interessa molto il calcio.

 

10. “Cosa fatta, capo ha”

Questo era un proverbio toscano, ormai entrato nell’italiano standard, che significa che ogni cosa viene fatta con uno scopo, un obiettivo e, una volta fatta, non può essere disfatta, annullata, non si può tornare indietro. La si usa spesso per mettere fine a discussioni su cose ormai accadute, perché sono inutili.

 

11. “Non ragioniam di lor, ma guarda e passa”

Questa espressione (anche nota nella versione “Non ti curar di lor, ma guarda e passa”) viene detta da Virgilio a Dante quando si trovano tra gli ignavi, le persone che in vita non avevano mai preso una posizione e non si erano mai schierati. Virgilio suggerisce a Dante di trattare loro nello stesso modo in cui loro si erano comportati in vita. Oggi, si usa molto questa espressione per indicare, più in generale, “non fare caso alla gente, a quello che la gente dice o fa”. Per esempio, se un amico viene molto criticato per il suo modo di vestire, noi potremmo dirgli “Non ti curar di loro, ma guarda e passa”, nel senso di “mostrati superiore alle loro inutili critiche, guardali con disprezzo, ma non attaccarli anche tu, evitando di scendere al loro livello”.

 

12. “Il fiero pasto”

Con questa espressione, indichiamo un pasto bestiale, disumano, assurdo. Infatti, Dante la usa in riferimento al pasto del conte Ugolino. Questi, in vita, era stato imprigionato in una torre insieme ai suoi figli e nipoti, condannati lì senza né cibo né acqua. Al momento della fame, però, secondo la leggenda, Ugolino mangiò i corpi dei suoi stessi figli e nipoti. Ecco, quindi, il pasto feroce e disumano.

 

Conoscevate già queste espressioni? Le avevate già sentite? Io sono sicura che ora che ne abbiamo parlato, le sentirete sempre! Perché davvero sono molto comuni, soprattutto nella lingua parlata. Io vi consiglio di utilizzarle quando siete in conversazione con degli italiani, vedrete le loro facce sorprese, come a dire: “Ma come fai a sapere questa espressione?”.

Se invece volete conoscere meglio la storia della Divina Commedia, potete guardare il nostro divertentissimo video dedicato proprio a questo capolavoro della letteratura italiana.

2 thoughts to “12 Espressioni e Parole inventate da DANTE che usiamo ancora OGGI”

  1. Dunque, come mai hai deciso di studiare l’italiano?”,
    “Eh… Galeotto fu LearnAmo”.
    E addesso:
    Cosa fatta, capo ha…

    Lasciate ogne speranza, voi ch’intrate al sito LearnAmo 🙂
    pensa solo che le lezioni sono finite, quando, di nuovo, c’è una nuova lezione!
    Ma non mi tange!

  2. Tante espressioni qua sopra riportate le conoscevo già, ma altre non le avevo mai sentite prima d’ora. E’ ad esempio il caso delle n. 5, 6,9 e 11 che non avevo mai visto scritte in modo tale da dare una spiegazione chiara ed esaustiva come qua, Le altre le conosco da molto tempo e alcune le uso nei miei dialoghi ma spero di potermi arricchire ulteriormente con le espressioni che la Divina Commedia riporta. A proposito: quale versione suggerite di leggere online della Divina Commedia a chi non l’ha mai letta o non la ricorda più?

    Buon lavoro e a presto sul vostro canale Youtube ma anche su Instagram…..

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