I DIALETTI in Italia: Quali sono? Quanti sono? Dove si parlano? Come si parlano?

Vi siete mai accorti del fatto che in Italia le persone parlano spesso in modi diversi a seconda della regione e dal paese da cui provengono? Vi siete mai chiesti se esista, effettivamente, un “vero” italiano? In questo articolo vogliamo parlarvi dei diversi dialetti italiani, ovvero delle lingue regionali parlate nei diversi territori d’Italia, da nord a sud.

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Le varietà linguistiche e i dialetti in Italia

Il panorama dialettale italiano costituisce, a detta di molti, il patrimonio linguistico più ricco e variegato di tutta l’Europa. Tra i vari dialetti italiani, infatti, non ci sono soltanto quelli appartenenti al ramo delle lingue romanze (a cui appartengono, ad esempio, l’italiano, lo spagnolo e il francese), ma anche alcuni provenienti da lingue germaniche, greche e slave.

La lingua ufficiale della Repubblica Italiana, ovvero la varietà standard dell’italiano, discende storicamente dal dialetto toscano letterario parlato a Firenze fin dal XIII secolo, usato da grandissimi autori come Dante, Petrarca e Boccaccio. In sostanza, l’italiano non è altro che un dialetto “che ce l’ha fatta”, ovvero che è riuscito a imporsi come lingua nazionale su tutti gli altri dialetti parlati nel territorio italiano.

Questo però non significa che tutti gli altri dialetti siano scomparsi: moltissimi di essi sono infatti rimasti vivi, parlati per lo più in contesti informali, più spesso nelle campagne e da parlanti meno alfabetizzati, a cui non è stato imposto l’apprendimento dell’italiano standard.

Oggi i dialetti sono ancora parlati, in diversa misura nelle diverse regioni e città d’Italia, e da diverse classi di età: ad esempio, nelle regioni del Nord i dialetti tendono ad essere parlati quasi esclusivamente dagli anziani, che li hanno parlati per tutta la loro vita, spesso insieme all’italiano standard. Nelle regioni del centro e del sud, invece, è più frequente trovare parlanti di dialetto più giovani, che lo utilizzano principalmente in contesti informali. Secondo un’analisi dell’ISTAT del 2015, il 45,9% degli italiani parla esclusivamente o prevalentemente italiano, il 32,2% lo alterna al dialetto, mentre solo il 14% usa esclusivamente il dialetto.

Ma quali sono questi dialetti italiani?

Innanzitutto, li possiamo suddividere in 3 gruppi:

1. i dialetti settentrionali o alto-italiani;

2. i dialetti toscani e mediani;

3. i dialetti meridionali e meridionali estremi.

1) I dialetti settentrionali o alto-italiani

Nel primo gruppo troviamo i dialetti parlati nella parte settentrionale dell’Italia, delimitata a sud da una linea immaginaria che va da La Spezia (in Liguria) a Rimini (in Emilia-Romagna) e che divide i dialetti del Nord da quelli del Centro. I dialetti settentrionali si possono suddividere in due sottogruppi: quello dei dialetti gallo-italici (tra i quali ricordiamo il piemontese, il lombardo, il trentino, il ligure e l’emiliano-romagnolo) e quello dei dialetti veneti (tra i quali troviamo il veneziano, il veronese, il vicentino-padovano e il triestino). I loro nomi derivano dalle regioni o dalle città in cui sono parlati.

2) I dialetti toscani e mediani

Il secondo gruppo si suddivide in due aree, quella dei dialetti toscani, che comprendono il fiorentino, il senese e il pisano-lucchese-pistoiese, e quella dei dialetti mediani o centrali, tra i quali troviamo il romanesco, il viterbese e l’umbro-marchigiano.

3) I dialetti meridionali e meridionali estremi

Il terzo gruppo comprende invece i dialetti meridionali (abruzzesi e marchigiani, molisani, pugliesi, campani e lucani) e quelli meridionali estremi (calabrese, salentino e siciliano).

Discorso a parte meriterebbe il sardo, che non è un dialetto ma una vera e propria lingua a sé stante, più vicina al latino e conservatasi per moltissimi secoli quasi intatta per via dell’isolamento di cui gode la Sardegna rispetto al resto dell’Italia.

 

I dialetti italiani sono così particolari e così diversi tra loro che spesso parlanti di diversi dialetti non sono in grado di capirsi a vicenda (e in questi casi è necessario ricorrere all’italiano). I dialetti, infatti, si distinguono su diversi livelli: a un primo impatto notiamo subito la differenza nella pronuncia, ma è facile accorgersi anche di molte differenze nel lessico e nella sintassi.

In realtà, il dialetto ha una grande influenza sull’italiano standard parlato nelle diverse regioni italiane, dando vita alle cosiddette varietà regionali dell’italiano, che sono una specie di via di mezzo tra il dialetto e la lingua standard: l’italiano parlato a Napoli, ad esempio, è molto diverso rispetto a quello parlato a Milano, in termini di pronuncia, lessico e così via. In questo caso, di solito, non si hanno problemi di comprensione, ma con il nostro italiano sveliamo quasi sempre la nostra regione di appartenenza.

Per darvi un’idea delle differenze tra i diversi dialetti italiani, vi consigliamo di guardare il video del famoso comico romano, Enrico Brignano, in cui imita i principali dialetti da nord a sud, isole comprese. Si tratta di uno sketch molto divertente proprio perché è raro che un solo parlante riesca ad imitare così tanti dialetti diversi avvicinandosi così tanto alla realtà! Se non capite nulla, non preoccupatevi: anche noi ci capiamo ben poco!

Dopo aver visto il video di Enrico Brignano, fateci sapere nei commenti cosa avete capito e se avete riconosciuto qualche dialetto: quale vi piace di più? Quale vorreste imparare?

Inoltre, se non ricordate bene la differenza tra italiano standard e dialetto, vi ricordiamo che ne abbiamo parlato in questa lezione: Chi parla l’italiano STANDARD? Qual è l’ACCENTO PURO? Quanti DIALETTI ci sono?

One thought to “I DIALETTI in Italia: Quali sono? Quanti sono? Dove si parlano? Come si parlano?”

  1. Siete veramente incredibili ragazzi, mi aiutate un sacco per migliorare non solo il mio livello d’italiano ma anche le mie informazioni italiane. Sono una ragazza egiziana studia la lingua e la letteratura italiana nell’università del Cairo, vi mando un saluto dal Cairo.

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