La parola VABBÈ in italiano: Cosa significa? Come si usa?

In questa lezione parleremo di un’espressione italiana tipica della lingua parlata, usata spessissimo in contesti colloquiali e informali, soprattutto tra i giovani, ma in realtà diffusa in tutte le fasce di età, ovvero: “vabbè”. Sicuramente l’avrete già sentita, ma non siete sicuri di come si usa e cosa significa. Niente paura: il tempo dell’incertezza è finito!

Ancora non l’hai fatto? Resta aggiornato, seguici su YouTubeFacebookInstagram e Twitter!

Usi e significati di VABBÈ

L’espressione italiana vabbè deriva in realtà dalla locuzione “va bene”, che sicuramente tutti voi conoscete, e che è altrettanto comune nella lingua parlata.

In pratica deriva dall’unione delle parole “va” e “bene”, con l’elisione dell’ultima sillaba di “bene”, “ne”, e l’accentazione della “e” finale. Si ottiene quindi una parola tronca, con l’accento sull’ultima sillaba, “bè”.

Trattandosi di una parola tipica del parlato, che raramente appare nello scritto, e che viene usata soltanto in contesti colloquiali e informali, “vabbè” non ha una grafia standardizzata, anche se quella più diffusa ed universalmente accettata è “vabbè”, con la doppia B e la “e” accentata.

Questa particolare grafia rispecchia la pronuncia tipica del centro e del sud Italia, come accade anche per la grafia meno comune vabbeh, mentre al Nord di solito si usa una grafia diversa, con una B sola, scritta tutta attaccata oppure in due parole diverse: vabè o vabeh oppure va be’ o va beh.

Il raddoppiamento della consonante nell’unione di due parole, chiamato raddoppiamento fonosintattico, è tipico dei dialetti italiani centrali e meridionali, ed esistono moltissime parole della lingua italiana standard che sono nate proprio dall’unione di due parole attraverso il raddoppiamento fonosintattico.

Ad esempio, questo è avvenuto per massì, da ma + sì; addio, da a + dio; chissà, da chi + sa; arrivederci, da a + rivederci; e così per tantissime altre parole.

Ad ogni modo, al netto delle diverse grafie con cui può essere rappresentata, l’espressione vabbè è usata in tutte le regioni italiane, e può assumere diversi significati a seconda del contesto in cui viene utilizzata. Abbiamo cercato di catalogare i significati per renderli più facilmente comprensibili e assimilabili.

 

Quando “vabbè” non è sinonimo di “va bene”

Esistono casi in cui le due espressioni non sono intercambiabili ed è obbligatorio usare “vabbè”.

1. Per esprimere concessione o ammissione

Il caso più comune è quello in cui “vabbè” viene usato per esprimere concessione o ammissione, spesso a malincuore, ovvero un po’ controvoglia. Ad esempio:

– Stasera andiamo a cena dai miei? È da tanto che non li vediamo!
– Per forza? Non ho proprio voglia di vederli…
– Dai, lo sai che mia madre si preoccupa se non ci vede mai…
Vabbè, se ci tieni tanto…

In questo caso, vabbè può essere accompagnato di frequente da “non importa”. Esempio:

– Mi dispiace ma non sono riuscita a rimandare l’appuntamento col mio capo. Domani non posso proprio venire alla tua festa.
Vabbè, non importa. Possiamo sempre vederci un altro giorno.

2. Per minimizzare qualcosa che è stato detto

Il secondo caso è quello in cui “vabbè” viene usato per minimizzare qualcosa che è stato detto. Si può presentare in varie forme:

La forma “se, vabbè” o “sì, vabbè” e la forma “vabbè, dai”, usate per esprimere incredulità rispetto a qualcosa che è stato detto, spesso con il significato di “addirittura!”, “non esagerare!”. Esempio:

– Mio padre mi ha promesso che se quest’anno vengo promossa mi regala una Ferrari.
Sì, vabbè! Hai idea di quanto costi una Ferrari?

– Stanotte non ho chiuso occhio: continuo a ripensare alla figuraccia che ho fatto ieri sera. Non so come ho fatto a non rendermene conto prima.
Vabbè, dai, non c’è bisogno di farne un dramma. Sono cose che capitano.

La forma “vabbè, dai” può significare “tutto sommato, alla fine”. Esempio:

– La torta che ho cucinato ieri è venuta peggio del solito, era un po’ bruciacchiata e sapeva troppo di uova.
Vabbè, dai, non era così male. A me è piaciuta.

3. Come reazione ad un evento sconcertante o inaspettato

Il terzo e ultimo caso in cui vabbè non può essere sostituito da “va bene” è quello di “no, vabbè” o “cioè, no, vabbè”: si tratta di un’espressione tipicamente giovanile, usata come reazione ad un evento sconcertante o inaspettato. Esempio:

Cioè no vabbè, raga, non potete capire.
– Cosa è successo?
– Ieri ho fatto una torta di mele pazzesca.

– Comunque ieri sera mi ha scritto il mio ex dopo un anno che non lo sentivo. Mi ha detto che vuole parlarmi.
No, vabbè. Sto male. Ma è serio?

 

Quando “vabbè” può essere sostituito da “va bene”

1. Per chiudere o cambiare discorso

In primo luogo, “vabbè” per chiudere un discorso, esprimendo spesso fretta o irritazione, oppure per cambiare discorso e parlare di altro. Ad esempio:

– Comunque non ho mai capito perché mia sorella sia tornata col suo ex. Se si sono mollati ci sarà stato un motivo, no? Non ha senso tornare indietro senza risolvere i problemi… Boh…
[silenzio]
Vabbè, che ne dici se prendiamo un altro drink?

2. Per focalizzare l’attenzione su un nuovo elemento

Il secondo caso in cui “vabbè” può essere sostituito da “va bene” è nell’espressione “sì, vabbè, ma”, per focalizzare l’attenzione su un nuovo elemento, messo in contrasto con quanto appena detto. Come a dire: “sì, ho capito, ma…”. Ad esempio:

– Sto pianificando un viaggio pazzesco: voglio andare a Bali, poi alle Hawaii e poi a Los Angeles. E magari faccio anche una tappa a New York.
Sì, vabbè, ma i soldi dove li trovi?

3. Per esprimere una concessione

Il terzo e ultimo caso in cui “vabbè” e “va bene” sono intercambiabili, è l’espressione “vabbè che…” usata per esprimere una concessione con il significato di “è vero che…”, “ok che…”; spesso quest’espressione è seguita da una frase introdotta da “ma” o “però”, ovvero una proposizione avversativa, che si pone in contrasto con quella appena enunciata. Esempio:

Vabbè che non hai mai studiato inglese… Però credo tu sappia cosa vuol dire “stop”!

Vabbè che sono già stata ad Amsterdam, ma non vuol dire che non ci posso ritornare!

 

Come avete visto, gli usi di vabbè sono davvero tanti, e spesso i significati possono sovrapporsi tra loro, risultando poco chiari e difficilmente catalogabili. Proprio per questo motivo, l’unico modo per imparare a usare vabbè correttamente è facendo tanta pratica e assimilando gli esempi d’uso.

Se volete farvi due risate mentre imparate qualcosa sulla cultura e sul senso dell’umorismo in italiano, correte a vedere il video in cui vi spiego alcuni meme italiani!

E non dimenticate di passare dal nostro negozio online LearnAmo Collection per dare un’occhiata a tutta la nostra merce (magliette, felpe, tazze, ecc.).

Rispondi