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23 Verbi Irregolari Italiani al Presente Indicativo e al Passato Prossimo: Guida Completa

    I verbi irregolari italiani spaventano molti studenti, ma in realtà sono i verbi più usati nella conversazione quotidiana. Per questo motivo, conoscerli bene è il segreto per parlare un italiano naturale e fluente. In questo articolo vedremo insieme la coniugazione completa di 23 verbi irregolari fondamentali al presente indicativo e al passato prossimo, con tante curiosità, esempi pratici e piccoli trucchi per ricordarli.

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    23 Verbi Irregolari = 50% di Italiano

    I verbi irregolari sono quei verbi che non seguono il modello standard di coniugazione delle tre coniugazioni italiane (-are, -ere, -ire). La loro radice cambia, e a volte anche la desinenza diventa imprevedibile. La buona notizia? La maggior parte di questi verbi appartiene al vocabolario di base: una volta imparati, li userai costantemente.

    Vediamoli ora uno per uno, con la coniugazione al presente, l’ausiliare giusto al passato prossimo (essere o avere) e il participio passato corretto.

    I Verbi Ausiliari: Essere e Avere

    1. Essere

    Cominciamo dal verbo Essere, il primo fra tutti per importanza e che usiamo per parlare dell’identità (“Io sono Graziana”), della professione (“Lei è insegnante”), della provenienza (“Tu sei spagnolo?”), dello stato d’animo (“Siamo felici!”) e tantissimo altro. È anche il verbo ausiliare per eccellenza nei tempi composti.

    PersonaPresentePassato Prossimo
    iosonosono stato/a
    tuseisei stato/a
    lui/leièè stato/a
    noisiamosiamo stati/e
    voisietesiete stati/e
    lorosonosono stati/e

    Attenzione all’accento: è vs e

    Mi raccomando: è (verbo) ha l’accento grave e si scrive in modo diverso da e (congiunzione). Esempio: “Marco è italiano e parla italiano”. È un errore piccolo ma molto comune anche tra gli italiani, soprattutto quando scrivono velocemente sui social.

    Curiosità: il participio passato di essere è “stato”, lo stesso del verbo stare. Vuoi sapere quando usare l’uno o l’altro? Dai un’occhiata alla guida dedicata su essere vs stare.

    2. Avere

    L’altro grande verbo ausiliare dell’italiano. La H all’inizio non si pronuncia, ma si scrive sempre! È fondamentale per non confondere ho (verbo) con o (congiunzione), hai con ai (preposizione articolata), o hanno con anno (l’unità di tempo). Sembrano dettagli, ma fanno la differenza.

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    iohoho avuto
    tuhaihai avuto
    lui/leihaha avuto
    noiabbiamoabbiamo avuto
    voiaveteavete avuto
    lorohannohanno avuto

    Espressioni con “Avere”

    In italiano, avere si usa anche in tantissime espressioni dove altre lingue userebbero essere.
    Per esempio: “ho fame”, “ho sete”, “ho freddo”, “ho caldo”, “ho 30 anni”, “ho ragione”, “ho paura”, “ho un mal di testa terribile“.
    Quindi non dire mai “sono fame” o “sono 30 anni”!

    Verbi di Movimento: Andare, Stare, Venire, Uscire, Nascere

    3. Andare

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    iovadosono andato/a
    tuvaisei andato/a
    lui/leivaè andato/a
    noiandiamosiamo andati/e
    voiandatesiete andati/e
    lorovannosono andati/e

    Curiosità: il presente indicativo in italiano è un tempo verbale “multiuso”. Lo usiamo per parlare del presente, ma anche del futuro. Basta aggiungere un’indicazione temporale: “Domani vado al cinema”.

    Andare si usa in tantissime espressioni quotidiane: “andare a piedi”, “andare in macchina”, “andare al lavoro”, “andare a scuola”. E poi c’è la classica domanda italiana: “Come va?”. Una conversazione tipica al bar in Italia inizia praticamente sempre così!

    4. Stare

    PersonaPresentePassato Prossimo
    iostosono stato/a
    tustaisei stato/a
    lui/leistaè stato/a
    noistiamosiamo stati/e
    voistatesiete stati/e
    lorostannosono stati/e

    Stare è un verbo che gli stranieri spesso confondono con essere, ma in italiano hanno usi diversi! Stare lo usiamo per indicare uno stato di salute (“Come stai? Sto bene”), una posizione o permanenza in un luogo (“Sto a casa di mia sorella per il weekend”), oppure in espressioni come “stare zitto”, “stare attento”, “stare calmo”.

    C’è anche la forma “stare + gerundio” che è importantissima per parlare di azioni in corso: “Sto mangiando”, “Stiamo studiando italiano”.

    5. Venire

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    iovengosono venuto/a
    tuvienisei venuto/a
    lui/leivieneè venuto/a
    noiveniamosiamo venuti/e
    voivenitesiete venuti/e
    lorovengonosono venuti/e

    Attenzione a non confondere venire con andare! Venire indica un movimento verso chi parla, mentre andare indica un movimento verso un altro luogo. Per approfondire, leggi la guida su andare vs venire.

    Venire lo usiamo anche in espressioni come “venire in mente” (“Mi è venuta in mente una cosa”), “venire voglia” (“Mi viene voglia di gelato”), “venire bene/male” (parlando di una foto o una ricetta).

    6. Uscire

    PersonaPresentePassato Prossimo
    ioescosono uscito/a
    tuescisei uscito/a
    lui/leiesceè uscito/a
    noiusciamosiamo usciti/e
    voiuscitesiete usciti/e
    loroesconosono usciti/e

    Curiosità: la “u” che diventa “e”

    Nota che alla prima, seconda, terza persona singolare e alla terza plurale, la “u” diventa “e”. Strano, vero? Ma è una caratteristica di alcuni verbi irregolari italiani.

    Uscire ha tanti significati: può significare “andare fuori di casa” (“Esco di casa alle 8”), ma anche “frequentare qualcuno romanticamente” (“Sto uscendo con Marco da tre mesi”), oppure “essere pubblicato” (“È uscito un nuovo libro di Ferrante”).

    7. Nascere

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    ionascosono nato/a
    tunascisei nato/a
    lui/leinasceè nato/a
    noinasciamosiamo nati/e
    voinascetesiete nati/e
    loronasconosono nati/e

    Le preposizioni con “nascere”

    In italiano si dice “sono nato A” + città (a Roma, a Milano, a Napoli) e “sono nato IN” + regione o paese (in Toscana, in Italia, in Spagna). Una piccola eccezione: con le isole grandi si usa “in” (in Sicilia, in Sardegna), ma con le isole piccole si usa “a” (a Capri, a Ischia).
    Ad esempio: “Sono nata a Bari, in Puglia, in Italia”.

    I Verbi Modali: Dovere, Potere, Volere

    I verbi modali (dovere, potere, volere) sono particolari perché sono sempre seguiti da un altro verbo all’infinito. Esprimono obbligo, possibilità o volontà. Sono fondamentali per comunicare in italiano, ma nascondono diverse insidie!

    8. Dovere

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    iodevoho dovuto
    tudevihai dovuto
    lui/leideveha dovuto
    noidobbiamoabbiamo dovuto
    voidoveteavete dovuto
    lorodevonohanno dovuto

    Dovere esprime un obbligo o una necessità: “Devo studiare per l’esame”, “Dobbiamo andare al lavoro”. Può essere anche un sostantivo che significa “obbligo, responsabilità”, ma soprattutto è il verbo che usiamo per parlare di debiti: “Ti devo 20 euro” significa “ho un debito di 20 euro con te”.

    Quale ausiliare al passato prossimo?

    Quando dovere è seguito da un verbo che richiede essere come ausiliare, la regola tradizionale dice che bisogna usare essere. Quindi: “Sono dovuto andare al lavoro” è la forma più corretta secondo la grammatica. Nel parlato si sente spesso anche “Ho dovuto andare al lavoro”: entrambe sono accettate, ma la prima è quella consigliata.

    9. Potere

    PersonaPresentePassato Prossimo
    iopossoho potuto
    tupuoihai potuto
    lui/leipuòha potuto
    noipossiamoabbiamo potuto
    voipoteteavete potuto
    loropossonohanno potuto

    Attenzione all’accento: “può” si scrive con l’accento! È una di quelle piccole regole che fanno la differenza tra uno scritto da principiante e uno da esperto.

    Potere esprime la possibilità o il permesso: “Posso entrare?” (chiedo permesso), “Possiamo andare al cinema?” (suggerisco una possibilità). È utilissimo per le richieste cortesi: invece di dire “Mi dai un caffè?” è più educato dire “Mi puoi dare un caffè?”.

    10. Volere

    PersonaPresentePassato Prossimo
    iovoglioho voluto
    tuvuoihai voluto
    lui/leivuoleha voluto
    noivogliamoabbiamo voluto
    voivoleteavete voluto
    lorovoglionohanno voluto

    Attenzione: in italiano dire semplicemente “voglio” senza altre formule può sembrare un po’ brusco! Per essere educati, soprattutto al ristorante o al bar, è meglio usare il condizionale “vorrei” (“Vorrei un caffè, per favore”) oppure aggiungere “per favore”.

    Volere si usa anche in espressioni come “voler bene” (“Ti voglio bene” indica un affetto non romantico, e si usa con familiari e amici). E poi c’è “volerci”, una forma derivata che si usa per esprimere il tempo o la quantità necessaria: per scoprire la differenza con metterci, leggi la guida su volerci e metterci.

    Sapere: il Verbo della Conoscenza

    11. Sapere

    PersonaPresentePassato Prossimo
    iosoho saputo
    tusaihai saputo
    lui/leisaha saputo
    noisappiamoabbiamo saputo
    voisapeteavete saputo
    lorosannohanno saputo

    Qui c’è un dilemma classico per gli studenti: sapere o conoscere? Entrambi si traducono spesso con “to know”, ma in italiano si usano in modo diverso! Sapere si usa per fatti, informazioni e abilità (“So parlare italiano”, “So che Roma è la capitale”). Conoscere si usa per persone, luoghi e cose con cui abbiamo familiarità (“Conosco Roma”, “Conosco Marco”). Per approfondire, leggi la guida su potere, riuscire, sapere, conoscere.

    Curiosità: “sapere di” significa anche “avere il sapore o l’odore di qualcosa”. Per esempio: “Questa pizza sa di formaggio”, “Il vestito sa di fumo”.

    Piccola sfumatura interessante: “ho saputo” al passato prossimo spesso significa “sono venuto a conoscenza di”, cioè “ho scoperto”. Esempio: “Ieri ho saputo che Marco si è sposato!”.

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    Verbi di Azione Quotidiana: Dare, Dire, Bere

    12. Dare

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    iodoho dato
    tudaihai dato
    lui/leiha dato
    noidiamoabbiamo dato
    voidateavete dato
    lorodannohanno dato

    Attenzione: dà vs da

    La terza persona singolare “dà” si scrive con l’accento grave! Perché? Per non confonderla con la preposizione semplice “da”. Quindi: “Maria dà un libro a Luigi” (verbo) vs “Vengo da Roma” (preposizione).

    Dare è un verbo super versatile in italiano. Lo usiamo in espressioni come “dare del tu/del lei” (per parlare in modo informale o formale), “dare una mano” (= aiutare), “dare fastidio” (= disturbare), “dare un esame” (= sostenere un esame all’università).

    13. Dire

    PersonaPresentePassato Prossimo
    iodicoho detto
    tudicihai detto
    lui/leidiceha detto
    noidiciamoabbiamo detto
    voiditeavete detto
    lorodiconohanno detto

    Dire è uno di quei verbi che gli studenti confondono spesso con parlare. Ma attenzione: parlare si usa quando facciamo un’azione generale (“Parlo italiano”), mentre dire si usa quando comunichiamo qualcosa di specifico (“Dico la verità”, “Mi ha detto il suo nome”).

    Espressioni utilissime con dire: “voler dire” (= significare, “Cosa vuol dire questa parola?”), “dire di sì/no” (= accettare/rifiutare), “a dire il vero” (= per essere sincero).

    Attenzione al participio: NON è “diciuto” o “ditto”, è “detto”! Esempio: “Ti ho detto mille volte di chiudere la porta!”.

    14. Bere

    PersonaPresentePassato Prossimo
    iobevoho bevuto
    tubevihai bevuto
    lui/leibeveha bevuto
    noibeviamoabbiamo bevuto
    voibeveteavete bevuto
    lorobevonohanno bevuto

    Curiosità etimologica

    Bere deriva dal latino “bevere”, ed è proprio per questo che nella coniugazione spunta fuori questa “v” un po’ misteriosa! In Italia, bere è un’attività molto sociale: andiamo al bar a “bere un caffè”, “bere un aperitivo”, o nel weekend “bere qualcosa con gli amici”.

    Attenzione: in italiano bere senza specificare cosa, di solito si riferisce all’alcol! Quindi se uno dice “Marco beve troppo”, significa che Marco beve troppo alcol, non troppa acqua.

    Verbi con Participio Irregolare: Aprire, Chiudere, Leggere, Mettere

    15. Aprire

    PersonaPresentePassato Prossimo
    ioaproho aperto
    tuaprihai aperto
    lui/leiapreha aperto
    noiapriamoabbiamo aperto
    voiapriteavete aperto
    loroapronohanno aperto

    Aprire ha anche usi figurati: “aprire gli occhi” (= rendersi conto di qualcosa), “aprire il cuore” (= confidarsi). Il participio passato è “aperto”, non “apruto”!

    16. Chiudere

    PersonaPresentePassato Prossimo
    iochiudoho chiuso
    tuchiudihai chiuso
    lui/leichiudeha chiuso
    noichiudiamoabbiamo chiuso
    voichiudeteavete chiuso
    lorochiudonohanno chiuso

    Chiudere è il contrario di aprire e si usa praticamente negli stessi contesti. Espressione bellissima e poetica: “chiudere un occhio” significa “fare finta di non vedere”, essere indulgenti su qualcosa.

    Il participio passato è “chiuso”, non “chiuduto”! Esempio: “Hai chiuso la porta a chiave?”.

    17. Leggere

    PersonaPresentePassato Prossimo
    ioleggoho letto
    tuleggihai letto
    lui/leileggeha letto
    noileggiamoabbiamo letto
    voileggeteavete letto
    loroleggonohanno letto

    Espressioni con leggere: “leggere tra le righe” (= capire qualcosa che non è detto esplicitamente), “leggere il pensiero” (= indovinare cosa pensa qualcuno), “leggere ad alta voce” (utilissimo per migliorare la pronuncia).

    Il participio passato è “letto” (e sì, è uguale al sostantivo “letto”, quello in cui dormiamo!). Quindi “ho letto a letto” è una frase perfetta in italiano, anche se suona un po’ buffa.

    18. Mettere

    PersonaPresentePassato Prossimo
    iomettoho messo
    tumettihai messo
    lui/leimetteha messo
    noimettiamoabbiamo messo
    voimetteteavete messo
    loromettonohanno messo

    Mettere è un verbo super utile e molto usato. Significa principalmente “posizionare qualcosa da qualche parte”, ma ha mille altri usi: “mettere i vestiti” (= indossare), “metterci tempo” (“Ci metto un’ora per arrivare”), “mettersi a fare qualcosa” (= iniziare a fare), “mettere in dubbio” (= dubitare).

    Curiosità: “mettersi insieme” significa “iniziare una relazione romantica”! Quindi se senti “Marco e Lucia si sono messi insieme”, non pensare che si siano semplicemente avvicinati: stanno uscendo!

    Verbi della Comunicazione: Prendere, Chiedere, Rispondere

    19. Prendere

    PersonaPresentePassato Prossimo
    ioprendoho preso
    tuprendihai preso
    lui/leiprendeha preso
    noiprendiamoabbiamo preso
    voiprendeteavete preso
    loroprendonohanno preso

    Prendere è uno dei verbi più versatili in assoluto! Significa “afferrare qualcosa” (“Prendo il libro”), ma anche “consumare” (“Prendo un caffè”), “usare un mezzo di trasporto” (“Prendo il treno”), “ricevere” (“Prendo lo stipendio il 27”), “prendere un voto” (“Ho preso 30 all’esame!”).

    Espressioni divertenti: “prendere in giro qualcuno” (= scherzare con qualcuno), “prendere il sole” (= abbronzarsi), “prendere freddo” (= ammalarsi per il freddo), “prendersela” (= offendersi).

    20. Chiedere

    PersonaPresentePassato Prossimo
    iochiedoho chiesto
    tuchiedihai chiesto
    lui/leichiedeha chiesto
    noichiediamoabbiamo chiesto
    voichiedeteavete chiesto
    lorochiedonohanno chiesto

    Attenzione: in italiano si “fanno” le domande, non si “domandano”! Chiedere si usa anche per chiedere il permesso (“Posso chiederti un favore?”) e per richiedere qualcosa (“Chiedo silenzio, per favore!”).

    Attenzione al participio passato: NON è “chieduto”, è “chiesto”. Esempio: “Le ho chiesto se voleva venire al cinema”.

    21. Rispondere

    PersonaPresentePassato Prossimo
    iorispondoho risposto
    turispondihai risposto
    lui/leirispondeha risposto
    noirispondiamoabbiamo risposto
    voirispondeteavete risposto
    lororispondonohanno risposto

    Attenzione alla preposizione!

    In italiano si dice “rispondere A qualcuno” o “rispondere A una domanda”, mai “rispondere qualcuno”. Esempio: “Rispondo a Marco” e non “Rispondo Marco”.

    Espressioni interessanti: “rispondere al telefono” (= ricevere una chiamata), “rispondere male” (= rispondere in modo arrogante o sgarbato — se la mamma italiana dice “non rispondermi così!”, sei nei guai!).

    Gli Ultimi Verbi: Scegliere e Correre

    22. Scegliere

    PersonaPresentePassato Prossimo
    ioscelgoho scelto
    tusceglihai scelto
    lui/leisceglieha scelto
    noiscegliamoabbiamo scelto
    voisceglieteavete scelto
    loroscelgonohanno scelto

    La danza della “g”

    Questo verbo è uno dei più ostici! Quella “g” che a volte c’è e a volte no fa impazzire tutti. Il trucco è ricordare che la “g” “scompare” davanti alla “i” e alla “e” (“scegli”, “sceglie”, “scegliete”, “scegliamo”), ma “ricompare” davanti alla “o” (“scelgo”, “scelgono”).

    Una frase tipica al ristorante: “Hai scelto?” o “Avete scelto?” — significa “siete pronti per ordinare?”. Notate il participio: non è “scegliuto”, è “scelto”!

    23. Correre

    PersonaPresentePassato Prossimo
    iocorroho corso / sono corso/a
    tucorrihai corso / sei corso/a
    lui/leicorreha corso / è corso/a
    noicorriamoabbiamo corso / siamo corsi/e
    voicorreteavete corso / siete corsi/e
    lorocorronohanno corso / sono corsi/e

    Doppio ausiliare: essere o avere?

    Qui c’è un piccolo trucco: correre può avere sia ESSERE che AVERE come ausiliare. Quando si usa l’uno e quando l’altro? Usiamo avere quando descriviamo l’azione del correre come attività in sé, indicando durata o ripetizione (“Ho corso per un’ora al parco”), mentre usiamo essere quando indichiamo un movimento verso un luogo specifico, una destinazione (“Sono corso a casa appena ho saputo la notizia”). Per approfondire questa categoria di verbi, leggi la guida sui verbi con doppio ausiliare.

    Correre non significa solo l’attività fisica: in senso figurato, significa anche “sbrigarsi” (“Devo correre, sono in ritardo!”), “passare velocemente” (“Il tempo corre”).

    Tabella Riassuntiva: I 23 Verbi Irregolari

    VerboAusiliareParticipio Passato
    essereesserestato/a
    avereavereavuto
    andareessereandato/a
    stareesserestato/a
    venireesserevenuto/a
    uscireessereuscito/a
    nascereesserenato/a
    dovereavere/essere*dovuto
    potereavere/essere*potuto
    volereavere/essere*voluto
    sapereaveresaputo
    dareaveredato
    direaveredetto
    bereaverebevuto
    aprireavereaperto
    chiudereaverechiuso
    leggereavereletto
    mettereaveremesso
    prendereaverepreso
    chiedereaverechiesto
    rispondereavererisposto
    scegliereaverescelto
    correreavere/esserecorso/a
    *Per i verbi modali, l’ausiliare dipende dal verbo all’infinito che li accompagna.

    Domande Frequenti

    Perché alcuni verbi italiani sono irregolari?

    I verbi irregolari italiani derivano per lo più dal latino e hanno mantenuto forme antiche che non seguono il modello regolare delle tre coniugazioni (-are, -ere, -ire). Spesso sono i verbi più frequenti della lingua, e proprio per questo hanno conservato le loro forme particolari nel tempo.

    Come faccio a riconoscere un verbo irregolare?

    Un verbo è irregolare quando la sua radice cambia durante la coniugazione (per esempio: andare → vado) o quando il participio passato non segue il modello standard (per esempio: chiedere → chiesto, non “chieduto”). Non c’è una regola che permetta di indovinarli: vanno memorizzati con la pratica.

    Come scelgo tra ausiliare essere o avere?

    In linea di massima, i verbi transitivi (che reggono un complemento oggetto) usano avere, mentre i verbi intransitivi di movimento o di stato (come andare, venire, nascere, essere, stare) usano essere. Con essere, ricorda di concordare il participio passato con il soggetto in genere e numero (andato, andata, andati, andate).

    Quale ausiliare usare con i verbi modali?

    Con i verbi modali (dovere, potere, volere), la regola tradizionale dice di usare l’ausiliare del verbo all’infinito che segue. Quindi: “sono dovuto andare” (perché andare vuole essere), “ho dovuto mangiare” (perché mangiare vuole avere). Nel parlato si sente spesso avere in entrambi i casi, ma per gli esami scegli sempre la regola tradizionale!

    Perché alcuni participi passati sembrano completamente diversi dall’infinito?

    Verbi come dire → detto, scegliere → scelto, chiedere → chiesto hanno participi che derivano da forme latine antiche, dove la radice del verbo si è contratta nel tempo. È per questo che sembrano “strani”: vengono direttamente dalle forme classiche del latino e sono sopravvissuti grazie all’uso quotidiano costante.

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    4 commenti su “23 Verbi Irregolari Italiani al Presente Indicativo e al Passato Prossimo: Guida Completa”

    1. Ho comprato “Il Principe Marco e le parole del Mondo” l’ho sto amando, ti ringrazio tantissimo, amica ARMY.
      Sto utilizzando questo materiale per studiare insieme a una amica e, sebbene la lettura sia piacevole e culturalmente arricchente, c’è un aspetto che ha attirato la nostra attenzione. Con il solo obiettivo di contribuire a migliorare il tuo lavoro, volevo segnalare che l’uso del suffisso “-mente” nel Capitolo 6 risultava un po’ fastidioso; forse potresti verificare se sei d’accordo con me la prossima volta che revisionerai il materiale.
      Spero che questo sia utile e ti ringrazio molto per tutto ciò che fai per aiutarci a studiare l’italiano.
      Malu Grechi

      1. Buongiorno Maria Luiza.
        Perdonami se intervengo, ma ti invito a riconsiderare la tua frase: “Ho comprato “Il Principe Marco e le parole del Mondo” l’ho sto amando…” dove è presente un errore (peraltro piuttosto frequente sui post dei vari social) che, sono certo, potrai riscontrare da sola.
        Una buona giornata.
        SB

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