Ti sei mai chiesto se è davvero possibile ripassare tutta la grammatica italiana in un solo articolo? Articoli, verbi, pronomi, congiuntivo, periodo ipotetico… tutto quanto, dall’inizio alla fine? In questa guida mettiamo insieme i pezzi più importanti della grammatica italiana — quelli che ti servono davvero per parlare bene — e li sistemiamo in ordine, come tessere di un puzzle. Alla fine avrai in testa una mappa completa, e non ti sentirai più perso.
Tutti gli Argomenti di Grammatica Italiana da Conoscere per Padroneggiare la Lingua
Abbiamo organizzato questo viaggio dentro la grammatica italiana in tre parti. Prima di tutto, partiremo dalle fondamenta, con i 5 argomenti del livello principiante: senza queste basi, nessuna casa sta in piedi. Poi ci occuperemo dei 5 argomenti del livello intermedio: qui le cose si fanno più interessanti, e comincerai a parlare come un vero italiano. E infine, per i più coraggiosi, affronteremo i 5 argomenti del livello avanzato: il livello dei campioni, quello che fa la differenza tra “parlo un po’ di italiano” e “parlo benissimo l’italiano”.
Parte 1 — Il Livello Principiante (A1/A2)
Iniziamo dalle fondamenta. Questi cinque argomenti sono le basi senza cui non puoi costruire nulla: articoli, generi, presente, aggettivi e preposizioni.
Argomento 1 — Gli Articoli
Iniziamo dalla parolina che metti davanti a quasi ogni nome: l’articolo. Per una panoramica completa, consulta la guida sugli articoli determinativi e indeterminativi italiani.
Gli articoli determinativi (quando parli di qualcosa di preciso, di conosciuto) sono: il, lo, la, i, gli, le. Gli articoli indeterminativi (quando parli di qualcosa di generico, “un… qualunque”) sono: un, uno, una, un’.
La domanda da un milione di euro è: quando usi il e quando usi lo? Ecco la regola d’oro per il maschile. Si usa lo (e al plurale gli, e l’indeterminativo uno) davanti alle parole maschili che iniziano con:
- s + consonante → lo sport, lo studente, gli spaghetti
- z → lo zaino, lo zio
- gn, ps, pn, x, y → lo gnocco, lo psicologo, lo yogurt
In tutti gli altri casi (parole che iniziano per consonante normale) usi il / i / un: il cane, il libro, i gatti, un tavolo. E davanti a vocale? Maschile: l’ e un (l’amico, un amico). Femminile: l’ e un’ con l’apostrofo (l’amica, un’amica).
Per il femminile è tutto più semplice: davanti a consonante sempre la / le / una (la casa, le case, una casa).
| Genere | Determinativo | Indeterminativo | Esempio |
|---|---|---|---|
| Maschile (consonante) | il / i | un | il cane / i cani |
| Maschile (s+cons., z, gn…) | lo / gli | uno | lo zaino / gli zaini |
| Maschile (vocale) | l’ / gli | un | l’amico / gli amici |
| Femminile (consonante) | la / le | una | la casa / le case |
| Femminile (vocale) | l’ / le | un’ | l’amica / le amiche |
Argomento 2 — Il Genere e il Numero dei Nomi
In italiano ogni nome ha un genere (maschile o femminile) e un numero (singolare o plurale). E qui gli stranieri sudano freddo. La regola generale, quella facile, è questa:
- I nomi che finiscono in -o sono di solito maschili, e al plurale fanno -i: libro → libri.
- I nomi che finiscono in -a sono di solito femminili, e al plurale fanno -e: casa → case.
- I nomi che finiscono in -e possono essere maschili o femminili, e al plurale fanno sempre -i: il fiore → i fiori, la chiave → le chiavi.
Ma l’italiano non sarebbe l’italiano senza le eccezioni! Eccone alcune da imparare a memoria:
- la mano è femminile (anche se finisce in -o!) → al plurale le mani
- l’uovo è maschile al singolare, ma diventa femminile al plurale → le uova
- la foto, la moto, la radio restano invariabili al plurale (sono parole abbreviate) → le foto, le moto
- la crisi, la tesi, l’analisi restano invariabili → le crisi, le tesi
Curiosità utilissima: tante parole che finiscono in -ma sono maschili, perché vengono dal greco! Il problema, il tema, il sistema, il programma, il clima. Quindi non dire mai “la problema”: è uno degli errori più comuni in assoluto. E al plurale fanno -i: i problemi, i temi.
Argomento 3 — Il Presente Indicativo
Adesso i verbi. Il tempo che usi di più, ogni giorno, è il presente indicativo. Per una guida completa, puoi consultare la pagina sul presente indicativo italiano.
I verbi italiani si dividono in tre gruppi, in base alla terminazione dell’infinito: -ARE (parlare), -ERE (prendere), -IRE (dormire). Le terminazioni del presente per i verbi regolari sono:
| Persona | parlare | prendere | dormire |
|---|---|---|---|
| io | parl-o | prend-o | dorm-o |
| tu | parl-i | prend-i | dorm-i |
| lui/lei | parl-a | prend-e | dorm-e |
| noi | parl-iamo | prend-iamo | dorm-iamo |
| voi | parl-ate | prend-ete | dorm-ite |
| loro | parl-ano | prend-ono | dorm-ono |
Attenzione, però: alcuni verbi in -ire aggiungono -isc- tra la radice e la terminazione. Per esempio capire: io capisco, tu capisci, lui capisce, noi capiamo, voi capite, loro capiscono. Lo stesso fanno finire (finisco), preferire (preferisco), pulire (pulisco).
E poi ci sono i due verbi più importanti di tutti, i due re della grammatica italiana, che sono irregolari: ESSERE (sono, sei, è, siamo, siete, sono) e AVERE (ho, hai, ha, abbiamo, avete, hanno). Altri verbi irregolari frequentissimi: andare (vado), fare (faccio), stare (sto), dare (do), venire (vengo), uscire (esco).
Curiosità importante: in italiano molte sensazioni e l’età si esprimono con il verbo avere, non con “essere”! Si dice ho fame, ho sete, ho sonno, ho freddo, ho 25 anni. Quindi non dire “sono fame”: in italiano tu non sei la fame, tu hai fame!
Argomento 4 — Gli Aggettivi e la Concordanza
L’aggettivo è la parola che descrive il nome: bello, alto, italiano, interessante. La regola fondamentale è una sola, ma è importantissima: l’aggettivo concorda con il nome in genere e numero. Ci sono due tipi di aggettivi:
- Aggettivi in -o, che hanno quattro forme: bello, bella, belli, belle → un ragazzo bello, una ragazza bella, dei ragazzi belli, delle ragazze belle.
- Aggettivi in -e, che hanno solo due forme: grande (singolare), grandi (plurale) → un libro grande, una casa grande, dei libri grandi, delle case grandi. Questi non cambiano in base al genere!
Di solito l’aggettivo va dopo il nome (una macchina rossa), ma alcuni aggettivi molto comuni vanno spesso prima (una buona idea, un grande artista).
Attenzione a “Bello”: Si Comporta Come un Articolo
Quando l’aggettivo bello va prima del nome, si comporta esattamente come l’articolo determinativo (e come quello). Quindi: un bel film, un bello spettacolo, un bell’amico, i bei film, i begli spettacoli, le belle ragazze. Se invece lo metti dopo il nome, resta normale: un film bello.
Approfondimento avanzato: a volte la posizione dell’aggettivo cambia il significato! Un grande uomo = un uomo importante; un uomo grande = un uomo di corporatura grande. Un vecchio amico = un amico da tanto tempo; un amico vecchio = un amico anziano d’età.
Argomento 5 — Le Preposizioni
E adesso il piccolo incubo di ogni studente: le preposizioni. Sono parole brevissime ma fanno impazzire tutti. Per approfondire, c’è una guida dedicata alle preposizioni semplici italiane.
Le preposizioni semplici sono nove: di, a, da, in, con, su, per, tra, fra. Quando incontrano un articolo determinativo, alcune si fondono e diventano preposizioni articolate:
| + | il | lo | la | i | gli | le |
|---|---|---|---|---|---|---|
| di | del | dello | della | dei | degli | delle |
| a | al | allo | alla | ai | agli | alle |
| da | dal | dallo | dalla | dai | dagli | dalle |
| in | nel | nello | nella | nei | negli | nelle |
| su | sul | sullo | sulla | sui | sugli | sulle |
I dubbi più frequenti degli stranieri sono due. Primo: di o da? Di indica possesso, materia, argomento (il libro di Marco, una statua di marmo, parliamo di sport). Da indica provenienza, movimento da un luogo, e il complemento d’agente (vengo da Roma, esco da casa, il libro è letto da tutti).
Secondo dubbio: a o in per i luoghi? Regola semplicissima: con le città si usa a (vado a Roma, abito a Milano); con Paesi, regioni, continenti si usa in (vado in Italia, vivo in Toscana, viaggio in Europa).
Curiosità: tra e fra significano esattamente la stessa cosa! Si sceglie solo in base al suono, per evitare di ripetere lo stesso suono. Si dice “fra fratelli”? Suona male! Allora diciamo “tra fratelli”. E invece di “tra treni” diciamo “fra treni”. L’italiano ama la musicalità!
Un unico luogo per imparare l’italiano
Entra nell’Accademia di LearnAmoParte 2 — Il Livello Intermedio (B1/B2)
Benvenuto nel livello intermedio! Qui le cose si fanno più interessanti: passato, futuro, pronomi, condizionale e imperativo sono gli strumenti che ti faranno passare dal “comunicare” al “conversare”.
Argomento 6 — Passato Prossimo e Imperfetto
Iniziamo subito con la coppia che fa litigare studenti e insegnanti in tutto il mondo: passato prossimo e imperfetto. Sono i due modi principali per parlare del passato, ma si usano in situazioni diverse. Per una guida completa, consulta la pagina su passato prossimo e imperfetto a confronto.
Il passato prossimo si forma così: ausiliare (essere o avere) al presente + participio passato (ho mangiato, hai parlato, abbiamo dormito…). Il participio passato regolare segue queste terminazioni: -are → –ato (parlato), -ere → –uto (creduto), -ire → –ito (dormito). Quando l’ausiliare è essere, il participio concorda con il soggetto in genere e numero: Marco è andato, Maria è andata, loro sono andati.
Quando si usa essere e quando avere? Si usa avere con la maggior parte dei verbi transitivi (ho visto, ho comprato). Si usa essere con i verbi di movimento e di stato, i verbi riflessivi e molti verbi che descrivono un cambiamento: andare, venire, partire, arrivare, entrare, uscire, nascere, morire, essere, stare, diventare, alzarsi…
Attenzione ai participi irregolari: fare → fatto, dire → detto, leggere → letto, scrivere → scritto, vedere → visto, prendere → preso, mettere → messo, aprire → aperto, chiudere → chiuso, venire → venuto, nascere → nato, morire → morto.
L’imperfetto, invece, è bellissimo perché è quasi sempre regolare: parlavo, prendevo, dormivo. Anche gli irregolari sono pochi: essere → ero, fare → facevo, dire → dicevo, bere → bevevo.
Quando Usi l’Uno e Quando l’Altro?
- Il passato prossimo descrive azioni concluse, precise, puntuali: cose che sono successe e sono finite. “Ieri ho mangiato una pizza. Sono andato al cinema.”
- L’imperfetto descrive azioni continue, abituali, descrizioni, situazioni di sfondo: com’erano le cose, cosa stava succedendo. “Da bambino mangiavo sempre la pizza. C’era il sole e faceva caldo.”
L’esempio classico che ti farà capire tutto: “Mentre dormivo (azione di sfondo, in corso — imperfetto), è suonato il telefono (azione improvvisa che interrompe — passato prossimo).”
Curiosità: l’imperfetto si usa anche per essere gentili! Al bar puoi dire “Volevo un caffè” invece di “voglio”. E i bambini lo usano nei giochi: “Facciamo che io ero il re e tu eri il drago!”.
Argomento 7 — Il Futuro
Adesso guardiamo avanti: il futuro semplice. Le terminazioni sono: parlerò, prenderò, dormirò — poi -ai, -à, -emo, -ete, -anno. Nota che i verbi in -are cambiano la “a” in “e”: parlare → parlerò.
Anche qui ci sono irregolari frequentissimi, e conviene impararli: essere → sarò, avere → avrò, fare → farò, andare → andrò, venire → verrò, vedere → vedrò, dovere → dovrò, potere → potrò, volere → vorrò, bere → berrò, rimanere → rimarrò.
Attenzione all’ortografia! I verbi in -care e -gare aggiungono una h per mantenere il suono duro: cercare → cercherò, pagare → pagherò. I verbi in -ciare e -giare, invece, perdono la i: cominciare → comincerò, mangiare → mangerò.
A cosa serve il futuro? Ovviamente a parlare di azioni future (“Domani partirò per Roma”). Ma c’è un uso che adorerai, perché ti farà sembrare madrelingua: il futuro per esprimere probabilità o supposizione nel presente. “Che ore sono? Mah, saranno le tre” (= probabilmente sono le tre). “Quanti anni ha quella signora? Avrà cinquant’anni” (= secondo me ne ha circa cinquanta).
Curiosità: nell’italiano parlato, per il futuro vicino, gli italiani usano spessissimo il presente! Invece di “Domani andrò al mare”, diciamo semplicemente “Domani vado al mare”. È naturalissimo.
C’è anche il futuro anteriore (avrò/sarò + participio), che indica un’azione che si concluderà prima di un’altra azione futura: “Quando avrò finito di studiare, ti chiamerò“.
Argomento 8 — I Pronomi Diretti e Indiretti
Ed eccoci a uno degli argomenti più temuti: i pronomi. Servono a evitare di ripetere sempre le stesse parole. Per una panoramica completa, consulta la guida sui pronomi diretti e indiretti italiani.
I pronomi diretti sostituiscono il complemento oggetto (rispondono a chi? che cosa?) e sono: mi, ti, lo, la, ci, vi, li, le.
- “Vedi Maria? — Sì, la vedo.” (la = Maria)
- “Compri i biglietti? — Sì, li compro.” (li = i biglietti)
I pronomi indiretti sostituiscono il complemento di termine (rispondono a a chi?) e sono: mi, ti, gli, le, ci, vi, gli (a loro).
- “Telefoni a Marco? — Sì, gli telefono.” (gli = a Marco)
- “Scrivi a Maria? — Sì, le scrivo.” (le = a Maria)
Dove vanno questi pronomi? Di solito prima del verbo coniugato (“lo vedo, gli parlo”). Ma si attaccano alla fine dell’infinito, dell’imperativo e del gerundio: “voglio vederti“, “guardalo!”, “sto guardandola“.
Attenzione a un dettaglio importante: con i pronomi diretti lo, la, li, le, nel passato prossimo il participio concorda! “Hai visto Maria? — Sì, l’ho vista“ (la → l’, e “vista” al femminile). “Hai visto i ragazzi? — Sì, li ho visti“.
Argomento 9 — Il Condizionale
Il condizionale è il modo della gentilezza, dei desideri e delle ipotesi. È quello che ti fa passare da turista maleducato a persona affascinante! Per una lezione completa, consulta la guida sul condizionale italiano.
Il condizionale presente usa la stessa radice del futuro + terminazioni speciali: parlerei, prenderei, dormirei — poi -esti, -ebbe, -emmo, -este, -ebbero. E gli irregolari? Gli stessi del futuro: sarei, avrei, farei, vorrei, potrei, dovrei, andrei…
Il condizionale passato si forma con avrei/sarei + participio passato: avrei mangiato, sarei andato.
A cosa serve?
- Per essere gentili: al ristorante dici “Vorrei una pizza”, non “voglio una pizza”.
- Per esprimere un desiderio: “Mi piacerebbe visitare il Giappone”.
- Per dare un consiglio: “Dovresti studiare di più”, “Al posto tuo, io andrei“.
- Per il futuro nel passato: “Ha detto che sarebbe venuto“ (= ha detto: “verrò”). Per esprimere un’azione futura vista dal passato, in italiano si usa il condizionale passato, non il presente!
Argomento 10 — L’Imperativo
L’imperativo è il modo dei comandi, degli ordini, delle istruzioni e dei consigli diretti. “Mangia!”, “Ascolta!”, “Vieni qui!”. Ecco le forme regolari (per tu, noi, voi):
| Persona | parlare | prendere | dormire |
|---|---|---|---|
| tu | parl-a! | prend-i! | dorm-i! |
| noi | parl-iamo! | prend-iamo! | dorm-iamo! |
| voi | parl-ate! | prend-ete! | dorm-ite! |
Per dire a una persona di non fare qualcosa (la forma negativa con tu), si usa non + infinito: “Non parlare!“, “Non andare!“. Mai “non parla”!
Alcuni imperativi irregolari brevissimi e utilissimi: andare → va’ (o vai), dare → da’ (o dai), fare → fa’ (o fai), stare → sta’ (o stai), dire → di’. E poi essere → sii!, avere → abbi!.
I pronomi si attaccano all’imperativo informale (quello con il “tu”): “Guardalo!”, “Ascoltami!”, “Dimmi tutto!”. E qui c’è una chicca: con i cinque imperativi brevi (va’, da’, fa’, sta’, di’), la consonante del pronome raddoppia! → da’ + mi = dammi, fa’ + lo = fallo, di’ + mi = dimmi, va’ + ci = vacci. L’unica eccezione è il pronome gli, che non raddoppia: digli, dagli.
E per la forma di cortesia (il “Lei”)? Due cose cambiano. Primo: si usa il congiuntivo (“Scusi!“, “Senta!“, “Prenda pure!”). Secondo: il pronome non si attacca più, ma va prima del verbo! Quindi all’amico dici “Dimmi!“ (pronome dopo, attaccato), ma alla persona con cui sei formale dici “Mi dica!“ (pronome prima, staccato). Mai “Dicami”!
Parte 3 — Il Livello Avanzato (C1/C2)
Ed eccoci all’ultimo grande livello, quello dei campioni. Congiuntivo, periodo ipotetico, pronomi combinati, forma passiva e discorso indiretto: gli argomenti che fanno la differenza tra “parlo un po’ di italiano” e “parlo benissimo l’italiano”.
Argomento 11 — Il Congiuntivo
E adesso… rullo di tamburi… il congiuntivo! Il mostro finale, il livello dei boss, l’argomento che spaventa perfino gli italiani. Se padroneggi questo, sei un vero campione. Per approfondire, consulta la guida su come e quando usare il congiuntivo.
Il congiuntivo è il modo del dubbio, dell’opinione, dell’emozione, del desiderio e della possibilità. Si usa quasi sempre nelle frasi secondarie introdotte da che. Le forme del congiuntivo presente:
| Persona | parlare | prendere | dormire |
|---|---|---|---|
| che io | parl-i | prend-a | dorm-a |
| che tu | parl-i | prend-a | dorm-a |
| che lui/lei | parl-i | prend-a | dorm-a |
| che noi | parl-iamo | prend-iamo | dorm-iamo |
| che voi | parl-iate | prend-iate | dorm-iate |
| che loro | parl-ino | prend-ano | dorm-ano |
Nota una cosa importante: le prime tre persone (io, tu, lui/lei) sono uguali! Per questo spesso si aggiunge il pronome: “che io parli”, “che tu parli”. Irregolari frequenti: sia, abbia, faccia, vada, dia, stia, possa, voglia, sappia.
Quando Si Usa il Congiuntivo?
Dopo verbi ed espressioni di:
- opinione e dubbio: Penso che…, Credo che…, Dubito che…, Non sono sicuro che…
- emozione: Sono felice che…, Ho paura che…, Mi dispiace che…
- volontà e desiderio: Voglio che…, Spero che…, Desidero che…
- espressioni impersonali: È importante che…, Bisogna che…, È possibile che…, Sembra che…
- alcune congiunzioni: affinché, benché, sebbene, nonostante, prima che, a meno che, purché
La regola d’oro: il congiuntivo si usa quando il soggetto della frase principale è diverso da quello della secondaria. “Penso che tu abbia ragione.” Se invece il soggetto è lo stesso, si usa di + infinito: “Penso di avere ragione.”
E la concordanza dei tempi: con un verbo principale al presente, si usa il congiuntivo presente o passato (“Penso che venga“ / “Penso che sia venuto“). Con un verbo principale al passato, si usa il congiuntivo imperfetto o trapassato (“Pensavo che venisse“ / “Pensavo che fosse venuto“).
Argomento 12 — Il Periodo Ipotetico
Ora che conosci congiuntivo e condizionale, possiamo unirli nel periodo ipotetico: cioè le frasi con il “se”, quelle che esprimono una condizione e la sua conseguenza. Per una guida dettagliata, consulta la pagina sul periodo ipotetico italiano. Ne esistono tre tipi.
| Tipo | Struttura | Esempio |
|---|---|---|
| Realtà (condizione certa o probabile) | se + indicativo, indicativo | “Se studi, impari.” |
| Possibilità (condizione possibile) | se + congiuntivo imperfetto, condizionale presente | “Se studiassi, imparerei.” |
| Irrealtà (condizione impossibile, spesso nel passato) | se + congiuntivo trapassato, condizionale passato | “Se avessi studiato, avrei superato l’esame.” |
Piccola precisazione utilissima: se la condizione è nel passato ma la conseguenza riguarda il presente, la conseguenza va al condizionale presente. Per esempio: “Se fossi nato ricco, ora non lavorerei“ (la nascita è nel passato, ma “ora” è adesso). È il cosiddetto periodo ipotetico “misto”, e in italiano si usa moltissimo.
Nota il meccanismo: congiuntivo e condizionale lavorano in coppia. Nella frase con il “se” va il congiuntivo, nella conseguenza va il condizionale.
Attenzione, Errore Mortale!
Nella frase con il “se” non si usa MAI il condizionale. L’orribile “se avrei tempo” fa rabbrividire ogni insegnante di italiano. Si dice “se avessi tempo”. Promettilo solennemente: mai più “se avrei”!
| Da evitare | Corretto |
|---|---|
| “Se avrei tempo, studierei.” | “Se avessi tempo, studierei.” |
| “Se sarei ricco, viaggerei.” | “Se fossi ricco, viaggerei.” |
Argomento 13 — I Pronomi Combinati
Ricordi i pronomi diretti e indiretti del livello intermedio? Bene, ora li mettiamo insieme, e nascono i pronomi combinati. Sembrano complicatissimi, ma seguono una regola precisa.
Quando un pronome indiretto incontra un pronome diretto (lo, la, li, le, ne), il pronome indiretto cambia la -i finale in -e:
- mi + lo = me lo → “Me lo dai?”
- ti + lo = te lo → “Te lo spiego io.”
- ci + lo = ce lo
- vi + lo = ve lo
E i pronomi gli (a lui) e le (a lei)? Attenzione, qui succede una magia: diventano tutti e due “glie-“ e si scrivono attaccati al pronome diretto! → gli/le + lo = glielo; + la = gliela; + li = glieli; + le = gliele; + ne = gliene.
Quindi glielo significa sia “lo a lui” sia “lo a lei”: è il contesto a dirti chi è!
- “Hai dato il libro a Marco? — Sì, gliel’ho dato.”
- “Hai dato il libro a Maria? — Sì, gliel’ho dato.” (uguale!)
Funziona anche con ne: “Quanti libri hai dato a Luca? — Gliene ho dati tre.”
Argomento 14 — La Forma Passiva
La forma passiva serve a spostare l’attenzione: invece di dire chi compie l’azione, mettiamo al centro chi la subisce. Da “Marco mangia la pizza” (attivo) a “La pizza è mangiata da Marco” (passivo).
In italiano ci sono diversi modi per fare il passivo:
- Con il verbo essere + participio passato (+ da per indicare chi compie l’azione): “La lettera è scritta da Maria”. Funziona in tutti i tempi: è stata scritta, sarà scritta.
- Con il verbo venire + participio (solo nei tempi semplici): “La porta viene chiusa alle otto”. Mette l’accento sull’azione, sul processo.
- Con il verbo andare + participio, per esprimere un dovere: “Le tasse vanno pagate“ (= devono essere pagate).
E poi c’è il famoso si passivante, comodissimo: si forma con si + verbo, e il verbo concorda con il soggetto!
- “In Italia si parla italiano.” (= l’italiano è parlato)
- “Qui si vendono case.” (attenzione: il verbo è al plurale perché “case” è plurale! Si vende casa singolare / Si vendono case plurale.)
Curiosità: non confondere il si passivante con il si impersonale! “Si mangia bene in questo ristorante” = la gente mangia bene (impersonale, soggetto generico). “In questo ristorante si mangiano ottime pizze” = molte pizze vengono mangiate (passivante, concorda con “pizze”).
In Italia, sulle vetrine dei negozi, vedrai spesso scritte come “Affittasi”, “Vendesi”, “Cercasi”. È sempre il passivo, ma in una forma antica e attaccata. Traduzione: “si affitta”, “si vende”, “si cerca”.
Argomento 15 — Il Discorso Indiretto
E arriviamo all’ultimo argomento, quello che ti serve per… spettegolare in italiano! Il discorso indiretto serve a riferire quello che qualcuno ha detto, senza usare le sue parole esatte. Da “Marco dice: «Sono stanco»” a “Marco dice che è stanco”.
Quando il verbo che introduce è al passato, scattano dei cambiamenti nei tempi verbali:
| Discorso diretto | Discorso indiretto |
|---|---|
| Presente → imperfetto | «Sono stanco» → disse che era stanco |
| Passato prossimo → trapassato | «Ho mangiato» → disse che aveva mangiato |
| Futuro → condizionale passato | «Verrò» → disse che sarebbe venuto |
| Imperativo → di + infinito | «Vieni!» → mi disse di venire |
Cambiano anche i pronomi e i possessivi (io → lui/lei, mio → suo) e le espressioni di tempo e luogo: oggi → quel giorno; ieri → il giorno prima; domani → il giorno dopo; qui → lì; questo → quello.
Vediamolo all’opera tutto insieme. Frase diretta: “Anna ha detto: «Domani verrò qui con il mio cane».” Frase indiretta: “Anna ha detto che il giorno dopo sarebbe venuta lì con il suo cane.” Hai visto quante cose sono cambiate? Verbo, tempo, pronome e possessivo!
E le domande? Si introducono con se (per le domande sì/no) o con la parola interrogativa: “Mi ha chiesto se avevo fame. Mi ha chiesto dove abitavo.”
Tabella Riassuntiva dei 15 Argomenti
Ecco una tabella che riassume tutti i 15 argomenti di grammatica italiana che hai appena ripassato.
| Livello | Argomento | Esempio chiave |
|---|---|---|
| A1/A2 | 1. Gli articoli | “lo zaino, l’amico, una casa” |
| A1/A2 | 2. Genere e numero dei nomi | “il problema, le mani, le uova” |
| A1/A2 | 3. Il presente indicativo | “io ho 25 anni, faccio colazione” |
| A1/A2 | 4. Aggettivi e concordanza | “un bel film, una casa grande” |
| A1/A2 | 5. Le preposizioni | “vado a Roma, vivo in Italia” |
| B1/B2 | 6. Passato prossimo e imperfetto | “mentre dormivo, è suonato il telefono” |
| B1/B2 | 7. Il futuro | “saranno le tre, partirò domani” |
| B1/B2 | 8. Pronomi diretti e indiretti | “la vedo, gli telefono” |
| B1/B2 | 9. Il condizionale | “vorrei una pizza, dovresti studiare” |
| B1/B2 | 10. L’imperativo | “dimmi tutto!, mi dica!” |
| C1/C2 | 11. Il congiuntivo | “penso che tu abbia ragione” |
| C1/C2 | 12. Il periodo ipotetico | “se avessi tempo, studierei” |
| C1/C2 | 13. Pronomi combinati | “me lo dai?, gliel’ho detto” |
| C1/C2 | 14. La forma passiva | “in Italia si parla italiano” |
| C1/C2 | 15. Il discorso indiretto | “disse che sarebbe venuto” |
Domande Frequenti
Qual È l’Argomento di Grammatica Italiana Più Difficile?
Senza dubbio il congiuntivo. È il modo del dubbio, dell’opinione e dell’emozione, e spaventa anche gli italiani! Subito dopo vengono il periodo ipotetico (perché unisce congiuntivo e condizionale) e i pronomi combinati (come “glielo”, “me ne”, “te la”). Tutti e tre sono argomenti di livello C1/C2.
Quando Si Usa “Essere” e Quando “Avere” al Passato Prossimo?
Si usa avere con la maggior parte dei verbi (quelli transitivi, che hanno un oggetto): “ho visto, ho mangiato, ho comprato”. Si usa essere con i verbi di movimento e di stato, i verbi riflessivi e molti verbi che descrivono un cambiamento: andare, venire, partire, arrivare, nascere, morire, essere, stare, diventare, alzarsi. Con essere, ricorda che il participio concorda con il soggetto: “Maria è andata”.
Qual È la Differenza tra Passato Prossimo e Imperfetto?
Il passato prossimo descrive azioni concluse, precise e puntuali: “Ieri ho mangiato una pizza”. L’imperfetto descrive azioni continue, abituali o di sfondo: “Da bambino mangiavo sempre la pizza”. La regola pratica: quando un’azione interrompe un’altra azione in corso, usi l’imperfetto per quella in corso e il passato prossimo per quella che la interrompe: “Mentre dormivo, è suonato il telefono”.
Si Dice “Se Avrei” o “Se Avessi”?
Si dice sempre “se avessi”! Nella frase con il “se” del periodo ipotetico non si usa MAI il condizionale. È uno degli errori più gravi della grammatica italiana. La struttura corretta è: “se + congiuntivo imperfetto, condizionale presente”. Quindi: “Se avessi tempo, studierei il cinese”.
Come Si Studia la Grammatica Italiana in Modo Efficace?
La chiave è procedere per livelli, senza saltare le basi. Inizia con il livello A1/A2 (articoli, generi, presente, aggettivi, preposizioni), poi passa al B1/B2 (passato, futuro, pronomi, condizionale, imperativo), e infine affronta il C1/C2 (congiuntivo, periodo ipotetico, pronomi combinati, passivo, discorso indiretto). E ricorda: la grammatica si impara con la pratica costante e tanta esposizione alla lingua reale.
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Ciao, ho ascoltato le spiegazioni e gli esercizi e per fortuna non ho fatto errori di pronuncia; credo sia perché ho ascoltato la mia cara insegnane così tante volte .
Un ottimo riassunto. Ben fatto!
Grazie per quel ripasso